La
famiglia come punto di riferimento prioritario per
l’azione politica in un’ottica di devolution
La
famiglia, nonostante in questi ultimi anni abbia subito gli
attacchi di una politica tesa alla sua disgregazione e alla
concretizzazione di una struttura familiare “aperta”, rappresenta
sostanzialmente ancora il pilastro su cui si fondano le comunità
locali, il sistema educativo, le strutture di produzione di
reddito, il contenimento delle forme di disagio sociale. Alcuni
indicatori ci evidenziano altresì alcuni segnali di crisi,
vedi l’accelerazione nel trend di scioglimento dei matrimoni
e il fenomeno della denatalità che, con gli attuali 1,2 figli
per coppia su base media nazionale, ci pone ai livelli minimi
in Europa.
La
famiglia, nonostante queste premesse, si rileva essere ancora
sostanzialmente una struttura forte e che rappresenta ampiamente
un punto di riferimento, anche se costretta a farsi carico
di responsabilità e oneri in modo crescente. Deve far riflettere
però come il 71,3 delle famiglie italiane non superi i tre
componenti, il 21,1 sia composto da quattro persone e appena
il 7,7 da cinque componenti, oltre ad un’incidenza di famiglie
con un solo genitore pari
a 1.787.000 unità che rappresentano il 10,8% del complesso
dei nuclei familiari e che nel 90% dei casi corrisponde a
madri con figli a carico.
D’altro canto addirittura l’organizzazione della società
nel suo complesso rende
sempre più difficoltosa
e onerosa la formazione della famiglia, con spinte
che nella società odierna la contrastano apertamente. Basti
pensare alle pesanti problematiche connesse all’inserimento
dei giovani nel mondo del lavoro e di accesso alla prima casa
che costringono spesso
forzatamente il prolungarsi della permanenza dei figli
presso la famiglia d’origine. La Costituzione
contempla ampiamente i diritti e doveri della famiglia,
riconosce infatti “i diritti della famiglia come società naturale
fondata sul matrimonio” (art. 29), fissa “il dovere e diritto
dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli” (art.
30), dichiara che “la Repubblica agevola con misure economiche
ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento
dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie
numerose” (art. 31).
L’attuale organizzazione sociale
non sembra però pienamente aderire a questi presupposti,
anzi per quel che concerne l’IRPEF, nel fissare la misura
delle detrazioni sembra disincentivare le famiglie a generare
figli. In tema di detrazioni per i figli a carico già nel
1996 in Germania queste corrispondevano a lire 3.814.000,
in Belgio a lire 1.568.000 ed in Italia a sole 336.000 lire,
che con gli ultimi sbandierati aumenti di poco si elevano
di alcune decina di migliaia di lire. Il riconoscimento dell’impegno
economico costituito dalla presenza di persone a carico, secondo
la vigente normativa, è confinato in un’ottica di intervento
assistenziale che, per i redditi medio bassi, avviene attraverso
lo strumento dell’assegno familiare e interessa le famiglie
a reddito prevalente da lavoro dipendente. La presenza di
figli pertanto, di regola, continua a comportare un intervento
delle Istituzioni pressoché simbolico. Rispetto ad un quadro
di questo tipo se non ci sarà una immediata reazione da parte
delle Istituzioni, la
famiglia quale dato stabile nel tempo, che procrea, cresce
ed educa i figli attraverso un ambiente protetto, potrebbe
divenire un fattore residuale, da considerare non più conveniente
in una società fortemente concorrenziale.
Per
contrasto, pertanto, una politica per la famiglia che funzioni
deve porre come punto di riferimento prioritario i diritti
della famiglia come entità sovra-personale, dotata di una
propria oggettività. La grande rivoluzione rappresentata dall’attuazione
di efficaci politiche familiari è costituita a nostro avviso dall’indirizzarsi alla famiglia
come risorsa e, in quanto tale, strutturando un sistema che
liberi le energie che le sono proprie, segnando il passaggio
da un concetto patologico di famiglia, a cui si è rivolto
sino ad oggi l’intervento in un’ottica di tipo meramente assistenziale,
a quello di una
famiglia come soggetto attivo. Lo stesso sistema dei servizi
sociali in quest’ottica va incentrato sul nucleo familiare
oltre che sulla persona, tendendo a responsabilizzare e a
coinvolgere la famiglia e la rete parentale, attivandola rispetto
ai bisogni specifici dei propri membri in collaborazione con
il sistema dei servizi sociali. Come precedentemente accennato
una delle materie che richiede una massiccia e urgente revisione
è senza dubbio quella fiscale che vede la famiglia italiana
fortemente penalizzata. Oltre alla possibilità di predisporre
un’ampia gamma di detrazioni fiscali per le spese riguardanti
la crescita e l’educazione dei figli, ulteriori proposte allo
studio sono quelle dell’applicazione del quoziente familiare
e del credito familiare. Va insomma
necessariamente riconosciuta la minore capacità contributiva
delle famiglie con figli o persone anziane a carico, principio
che nessuno può disconoscere, ma che ancora langue sul piano
normativo.
Le
competenze e le relative risorse finanziarie in materia di
assistenza sociale vanno inevitabilmente devolute alle Regioni
affinchè un sistema concreto ed efficace di servizi alla famiglia
e alla persona divenga ricchezza e patrimonio della comunità
locale. E’ pertanto inderogabile per noi che le nostre Regioni
si dotino tutte ed in tempi brevi di leggi specifiche di promozione
e tutela della famiglia. Allo Stato dovrebbe
competere di emanare una legge costituzionale che espliciti
il diritto all’assistenza sociale stabilendo i livelli minimi
di prestazione delimitando
anche nettamente il tema scottante della titolarità dei diritti,
specificatamente rispetto alle ondate di immigrazione di cui
siamo spettatori. Agli Enti Locali, in un’ottica di massimo
decentramento verso organi ed istituzioni più vicini al cittadino,
va riconosciuto con stanziamenti corrispondenti nei bilanci
di previsione ai vari livelli istituzionali, il compito attuativo
e di dare corpo al principio della sussidiarietà orizzontale
riconoscendo e valorizzando il ruolo delle famiglie e del
privato sociale. Un altro tema importante deve essere necessariamente
quello dell’aprirsi a nuove forme di mediazione e di tutela
extragiudiziale dei diritti specificatamente in materia di
famiglia e di tutela dei minori.
L’assetto
istituzionale del welfare state sviluppato negli ultimi decenni ha, a nostro avviso,
palesemente determinato in maniera crescente l’assenza
di qualsiasi preciso riferimento alla famiglia in quanto tale,
arrivando al punto di scoraggiarla apertamente. In tal senso
vale la pena di riflettere se i modelli consumistici, mondialisti
e globalizzanti abbiano
evidentemente interesse a favorire lo sfaldarsi dell’istituzione
familiare per incuneare una
massa infinitamente grande di influenze sull’essere
umano. L’identità di un popolo è infatti tanto più forte quanto
lo è quella dell’istituzione familiare sul territorio, la
sopravvivenza stessa dei popoli è stata storicamente collegata
a quella della famiglia. Va
preso seriamente in considerazione il fatto che una
società non può lasciare andare la famiglia alla deriva senza
subire pesanti conseguenze e pagare prezzi altissimi nel medio-lungo
periodo. E’ opportuno altresì sottolineare che nessuna società
ha mai potuto tollerare un grado di assenza di valori e di
alienazione familiare quale quello che si profila all’orizzonte.
La crisi della famiglia va pertanto ricondotta ad una questione
ben più radicale, questione che ha coinvolto l’uomo contemporaneo
sino allo smarrimento stesso del valore della persona e dei
processi di relazione. Se il collante primario della famiglia
è costituito infatti dal legame di sangue, ciò che lo rende
significativo è il sistema di diritti e di doveri che da esso
ne scaturisce. A lato di tutto ciò va evidenziato come l’Italia
si trovi in pesante ritardo rispetto alle più avanzate nazioni
europee specificatamente in tema di tutela della famiglia.
In questo senso molti paesi, soprattutto del Nord Europa,
oltre alla predisposizione di un massiccio piano di detrazioni
fiscali, si muovono già da anni sulle direttrici indicate
da numerose risoluzioni europee in tema di protezione della
famiglia. In Danimarca, Francia, Olanda e nella stessa Grecia
viene garantito un assegno alle famiglie monoreddito; Germania
ed Inghilterra hanno da tempo introdotto l’assegno educativo
erogato a favore della madre o del padre che sospende l’attività
lavorativa per provvedere alla cura dei figli; in Francia
esiste l’assegno per le spese di custodia che è attribuito
alle famiglie con più di tre figli e l’assegno di spesa scolastica
erogato a tutte le famiglie che non raggiungono un reddito
considerato minimo rispetto al numero dei componenti. In Scandinavia,
modello avanzatissimo di protezione sociale nei confronti
della famiglia e dove la natalità si attesta tuttora ad ottimi
livelli, è stato istituito un permesso pienamente retribuito
di quattro settimane esclusivamente per i neo-padri, senza
contare l’alta incidenza e flessibilità dei servizi per l’infanzia.
La
politica è chiamata pertanto a ricentrare i propri obiettivi
sul ruolo della famiglia rapportandola al contesto più ampio
della società, dell’economia, dell’organizzazione del lavoro
e della gestione dei servizi. Tutto ciò rappresenta per il
futuro governo di questo Paese la necessità di mettere in atto scelte politiche coraggiose,
che tendono principalmente
ad avviare processi di adeguamento ai modelli sociali
più avanzati. Gli interventi legislativi devono sostanzialmente
tendere a valorizzare
la scelta familiare e procreativa contrastando una società
che, rifiutandola, può solo divenire sterile. Il processo
di adeguamento normativo può e deve essere accelerato attraverso
l’attività amministrativa dei Governi delle regioni del Nord
ed è in questo senso che il concetto di devoluzione dei poteri
può prendere corpo come un fatto concreto e tangibile attraverso
le istituzioni più vicine al cittadino, Comune e Provincia.
Dott.ssa
Francesca
Martini
Responsabile Famiglia e Affari Sociali
Segreteria politica Federale
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